Post del 11/04/2017 alle 11:48

Cani in città: le buone norme

Si conta che in Italia siano circa venti milioni gli animali d’affezione che dividono con noi le nostre abitazioni. Peraltro, una legge approvata di recente tutela il diritto a vivere in appartamento con cani e gatti e i regolamenti condominiali non possono più vietare la coabitazione con i comuni animali da compagnia.

Se è vero che da una parte è cresciuta la sensibilità nei loro confronti, è anche vero che c’è ancora molto da fare per evitare intolleranze e ostilità.

IL CANE COME SOGGETTO

Nel contesto urbano una regola fondamentale per i proprietari è la raccolta delle deiezioni dei cani e il rispetto delle leggi comunali a riguardo.
Restando dalla parte del cane va ricordato che è un soggetto e non un oggetto da esibire, dettato dalla moda, dalla prestanza fisica o dall’aspetto estetico. Egli è da considerare un essere capace di pensare e di provare sentimenti veri.
Certo non può, come un essere umano, ripulire le strade dai propri escrementi o sapere quando è consentito abbaiare e quando invece non lo può fare. Se lo lasciamo da solo in casa è probabile che, in modo istintivo, assolva il ruolo di guardiano e per proteggere la casa in cui vive e che considera anche sua, abbai agli estranei e ai rumori che ritiene sospetti. Un normale comportamento a difesa del proprio territorio.





AIUTARE IL CANE  A DIVENTARE UN  “BUON CITTADINO”
 
 
Dobbiamo abituarlo sin da piccolo a rapportarsi con gli umani e gli altri cani per permettergli di acquisire quelle competenze relazionali di cui ha bisogno, evitando di crescere diffidente nei confronti del mondo in cui vive.

Un buon rapporto gerarchico lo aiuterà a vedere il proprietario come una guida sicura e autorevole e lo disimpegnerebbe dal credere di dover gestire le situazioni sociali da solo. Un cane non educato e problematico potrebbe rappresentare un’infinità di guai per il proprietario.

Un errore tipico che possiamo fare quando usciamo di casa è di trasmettergli inconsapevolmente la nostra apprensione, rassicurandolo e dicendogli «stai bravo che torno presto». 
Al nostro rientro, il cane ci corre incontro affannato e preoccupato, e noi ancora una volta lo premiamo abbracciandolo e accarezzandolo, senza sapere che così facendo stiamo rafforzando il suo stato d’ansia.
All’uscita e al rientro, nostro malgrado, dobbiamo evitare qualsiasi approccio visivo e fisico con il cane. Dopo essere rincasati ci possiamo occupare delle nostre faccende, ignorandolo per qualche minuto. Quando la sua attenzione si sarà allentata lo premieremo con un «bravo!» o con un biscotto (per cani). Noteremo che nei primi giorni del nostro disinteresse abbaierà e cercherà di attirare la nostra attenzione, ma quando capirà che abbaiare è sconveniente perché non riceve adeguate risposte, manderà in pensione il rituale.
Avremo risolto in parte un problema, ma attenzione a non rivolgergli lo sguardo, perché per lui vuol dire che l’interazione è rimasta aperta.

A cura di Paolo Roggero, Pet Sitter
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