Post del 18/04/2014 alle 13:25

I principali stress del gatto

Lo stare in casa, con cibo, cure e protezione garantite, allunga la vita degli amici felini, tuttavia gatto domestico non sempre fa rima con gatto felice.


COME CAPIRE QUANDO IL GATTO E’ STRESSATO

I principali segni di stress nel gatto sono inappetenza o eccessiva voracità, vomito, diarrea o altri disturbi psicosomatici. Un gatto che soffre di stress potrà anche manifestare alterazioni nel proprio comportamento. Innanzitutto bisognerà escludere che il gatto sia malato: alcune patologie, infatti, possono indurre cambiamenti analoghi nel comportamento dell' animale.
L’ansia, motivata da diverse cause, è fra i problemi più diffusi, ma anche casi di depressione e apatia non sono rari. L’ansia è uno stato patologico legato alla paura e impedisce all'organismo di affrontare anche cambiamenti minimi, generando un costante senso di allerta e precarietà. Essa provoca nel micio un’estrema sofferenza e talvolta viene accompagnata da perdita dell’autocontrollo.


LE ANSIE DEL GATTO
Vediamo le principali sindromi ansiose feline.

Ansia da luogo chiuso

Si riscontra nei soggetti (soprattutto cresciuti in spazi aperti) che vivono in appartamenti privi di sbocchi verso l’esterno e sono costretti alla solitudine per buona parte del giorno, in un ambiente senza gli stimoli adeguati e occasioni di svago. L’impossibilità di esprimere i propri istinti scatena ansia e stress. I sintomi più evidenti, che possono apparire anche dopo qualche tempo, sono crisi di iperattività, pulizia ossessiva, gioco incontrollato con aggressioni ai piedi e alle gambe dei familiari.
Sarà allora necessario arricchire l’ambiente in cui vive di nuovi stimoli che gli permettano di non annoiarsi e di esprimere appieno la propria indole. Potete disseminare per la casa tanti giochi diversi;  se possibile concedetegli accesso in sicurezza all'esterno, in caso contrario preparategli un posticino confortevole davanti alla finestra così che possa vedere fuori.


Ansia da modificazione del territorio

Variazioni (anche impercettibili) dell’ambiente a cui è abituato possono provocare un forte senso di disagio nel micio, espresso generalmente attraverso frequenti marcature urinarie e graffiature che hanno lo scopo di restituire al territorio un aspetto rassicurante.
Come abbiamo già evidenziato più volte, punire l’amico felino è un atteggiamento inutile che servirà soltanto a peggiorare la situazione; ci si dovrà invece mostrare pazienti e comprensivi, cercando di infondergli sicurezza fino a quando ritroverà l’equilibrio perduto e si sentirà di nuovo a suo agio.
 

 

Ansia da coabitazione

Difficoltà di convivenza tra gatti sono frequenti, ma nella maggior parte dei casi, per fortuna, transitorie. Possono insorgere dopo l’arrivo di un nuovo gatto, come anche tra gatti già conviventi.
Questo tipo di ansia si combatte con alcuni accorgimenti che riguardano la gestione dello spazio. Si renderà indispensabile tenere separate, ancor meglio in stanze diverse, le ciotole di ognuno, le lettiere, le cucce, le aree di gioco, così che i coinquilini litigiosi non debbano scontrarsi per l’accesso alle risorse.


Ansia da separazione

Gli animali domestici, e i gatti non fanno eccezione, soffrono se vengono allontanati dal compagno umano prediletto, in quanto temono di essere stati abbandonati. Il grado di angoscia e frustrazione che ne deriva varia da soggetto a soggetto, ma in linea generale costituisce una situazione di estremo disagio. Se un gatto è abituato a vivere con i propri simili o altri esseri viventi con i quali ha instaurato un rapporto molto stretto e questi vengono a mancare, l’animale può chiudersi in se stesso ed avere grandi difficoltà a superare una tale circostanza. Per questo si renderà indispensabile l’intervento di un esperto di comportamento e psicologia felina.


Tratto da Il gatto se lo conosci lo educhi(Newton Compton 2013)

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