Post del 11/02/2017 alle 19:32

Cani e gatti: cibi contro l'allergia

Le cosiddette “reazioni avverse” di cani e gatti al cibo non possono essere distinte l’una dall’altra sulla base dei sintomi clinici che sono essenzialmente cutanei, tuttavia, è possibile aiutare l'amico a 4 zampe scegliendo un cibo per cani o gatti ipoallergenico dopo le dovute analisi.

PROBLEMI DI NATURA ALIMENTARE IN CANI E GATTI

Ricerche condotte negli ultimi anni dai medici veterinari esperti in dermatologia hanno messo in evidenza come una buona parte delle affezioni cutanee di cani e gatti siano da mettere in relazione a problemi di natura alimentare.

Il sintomo predominante in questi casi è il prurito. I tentativi da parte dell'animale di alleviare il prurito generano a loro volta arrossamenti, caduta del pelo e ferite, che creano poi croste e piaghe, che diventano facilmente preda di infezioni secondarie della pelle.

Le “reazioni avverse” al cibo, tuttavia, possono determinare in cani e gatti anche sintomi di tipo gastrointestinale, talvolta associati alle alterazioni della pelle prima descritte: i più comuni sono il rigurgito, il vomito e la diarrea. Tali segni clinici possono accompagnarsi o meno a rumori intestinali e brontolii di pancia, flatulenze, coliche e prurito nella zona anale.

Può poi anche accadere di assistere alla manifestazione di sintomi a carico di altri organi, come l'apparato respiratorio, caratterizzata da starnuti, episodi di broncocostrizione (riduzione del lume delle basse vie aeree, che comportano difficoltà nell’introduzione dell’aria nei polmoni) e colpi di tosse. Sono state descritte, inoltre, convulsioni caratterizzate da perdita di coscienza, movimenti a scatto delle zampe anteriori e posteriori, emissione involontaria di saliva, urina e feci.

Altre volte le reazioni avverse al cibo comportano disturbi a livello degli occhi, come per esempio infiammazione congiuntivale, lacrimazione eccessiva, prurito e presenza di secrezioni anomale. Allo stesso modo, anche le orecchie possono essere direttamente interessate: la comparsa di arrossamenti, otiti e secrezione ceruminosa possono infatti essere indicative di un disturbo su base alimentare.

La comparsa dei sintomi descritti deve sempre far sospettare la presenza di un problema legato all’alimentazione. Per rendersene conto è opportuno escludere altre cause di malattia, quali per esempio infezioni, parassitosi, avvelenamenti e così via. È consigliabile quindi fare quanto prima gli esami specifici, necessari per il riconoscimento del problema.

DIETA DA PRIVAZIONE E CIBI MONOPROTEICI

Quando si sospetta una allergia alimentare, occorre innanzitutto individuare qual è l’alimento che provoca allergia. Nonostante esista la possibilità di effettuare anche su cani e gatti test cutanei e analisi del sangue, il metodo più attendibile per individuare il problema consiste nella cosiddetta dieta da privazione o da eliminazione, una dieta che escluda tutte le proteine che l’animale fino a quel momento ha mangiato.

La maggior parte dei veterinari propongono una dieta basata su linee monoproteiche, cioè linee di cibi che contengono soltanto una proteina animale, in genere scelta tra quelle meno usuali, perché dev’essere un tipo di proteina che il cane oppure il gatto non hanno, come detto, mai assaggiato e a cui, quindi, non può essere allergico. 

In alcune linee dedicate alle allergie alimentari, alla mono-proteina si unisce anche l’uso di una fonte di carboidrati alternativa ai classici cereali (in genere ci si indirizza su avena, orzo, farro o patate), utile nel caso in cui l’allergia o intolleranza non fosse a una proteina ma ad un cereale.

Gli ingredienti vanno ben cotti ed è indispensabile non somministrare all’animale cibo o assaggi di altro genere nel corso della dieta da privazione. In alternativa, si possono utilizzare mangimi ipoallergizzanti specifici, reperibili nei negozi per animali.

La dieta da privazione va protratta per almeno due mesi consecutivi, verificando se i disturbi tendono a scomparire del tutto. Se la dieta a esclusione dà buoni risultati, si reintroducono in seguito, uno alla volta, per fasi di una settimana, tutti i nutrienti esclusi dalla dieta, fino a identificare quello che fa insorgere il problema, che sarà a quel punto l’alimento da evitare per tutta la durata della vita dell’animale.

Fonti: http://www.clinicaveterinariasempione.com/   http://www.clubdelcane.com/

    • Cani e gatti: cibi contro l'allergia

Altri post di Redazione BauBoys