Post del 04/04/2017 alle 18:59

Intolleranze alimentari nei gatti

Può capitare che i gatti diventino improvvisamente intolleranti a qualcosa che hanno sempre mangiato. Oltre all’intolleranza provocata da carenze di enzimi, troviamo la cosiddetta Sindrome da Residui negli Alimenti. Nella maggior parte degli alimenti consumati possono esserci dei residui di sostanze utilizzate per l’allevamento e l’agricoltura (antibiotici, ormoni e integratori) che possono indurre delle reazioni nell’intestino e in seguito in tutto il corpo dell’animale, in particolare soggetti più sensibili. In entrambi i casi, la conseguenza è rappresentata da una forte infiammazione localizzata, solo nell’intestino, oppure diffusa in tutto il corpo.

SINTOMI DELLE INTOLLERANZE ALIMENTARI

Gli animali che soffrono di intolleranze alimentari possono mostrare dei sintomi che non sono specifici. Questo significa che prima di arrivare alla diagnosi corretta, possono trascorrere alcuni mesi, perché spesso un sintomo viene confuso con altre condizioni e patologie.

Le intolleranze alimentari si manifestano quasi sempre con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, pruriti). Quelle cutanee comprendono prurito, eccessivo leccamento e mordicchiamento della cute con conseguente perdita di pelo in alcune aree del corpo, dermatiti di vario tipo, otiti e anche lesioni sulle labbra.

Le manifestazioni gastroenteriche, che possono coesistere o no con le manifestazioni  cutanee, comprendono solitamente diarrea e sporadicamente anche disappetenza e vomito. Il vomito è un sintomo che si verifica soprattutto nel gatto.

RIMEDI PER LE INTOLLERANZE ALIMENTARI

Se il gatto presenta i tipici sintomi di un’intolleranza, si dovrà  prima di tutto consultare il proprio veterinario, che potrà stabilire se sia il caso di sospettare o meno un problema di questo tipo.

L’iter terapeutico principale prevede la sostituzione del mangime attuale con uno di tipo monoproteico o nutraceutico, ugualmente efficaci.

Il monoproteico contiene solo un'unica fonte proteica, rigorosamente biologica. I principali mangimi monoproteici sono a base di proteine ‘alternative’, come pesce, quaglia, coniglio, maiale.

Il nutraceutico, invece, oltre alla formulazione monoproteica, prevede anche l’integrazione di alcuni principi nutritivi essenziali e di rimedi fitoterapici, utili per alleviare l’infiammazione provocata dalle intolleranze.

Si procede attraverso una dieta ad eliminazionePer almeno 3-6 settimane si deve somministrare all’animale il nuovo mangime. Trascorso il periodo necessario, l’animale può mostrare segni di miglioramento oppure continuare ad avere gli stessi sintomi.

Nel caso in cui mostri segni di miglioramento, sarà necessario confermare la reazione nei confronti dell’alimento abituale, sospendendo quello monoproteico e tornando a quello precedente. Ad esempio, se il cane ha sempre mangiato un alimento a base di pollo, riso e verdure, si testerà ognuno di questi ingredienti singolarmente, per almeno due settimane. L’ingrediente che farà ricomparire i sintomi, sarà quello verso il quale l’animale è intollerante per cui andrà eliminato. Se invece non ci sono stati miglioramenti, molto probabilmente non si tratta di un problema di intolleranza, per cui bisognerà procedere per altre ipotesi.

Fonti: www.petsandthecity.it   www.socialdogcat.com   

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