FIABE E LEGGENDE SUI GATTI 

A differenza di quanto solitamente avvenga nel caso dei cani, descritti come amici fedeli e fidati, ai gatti di solito vengono associate altre caratteristiche, come l'eleganza, la furbizia e l'indipendenza, ma anche la perspicacia, l'intelligenza e la rapidità. Come spiegato nella sezione comportamento, questi attributi sono in larga parte da collegare alla natura del gatto – meno legato all'uomo e più incline alla vita solitaria – ma sono anche sfaccettature via via messe in risalto da poeti e scrittori che nei secoli hanno scritto fiabe sui gatti o riportato leggende che li vedevano come protagonisti.

Con alcune di queste fiabe siamo cresciuti, e in base ad esse abbiamo imparato a conoscere meglio il nostro amico a quattro zampe e ad apprezzarne le qualità. 

IL GATTO CON GLI STIVALI 

La fiaba sui gatti più famosa e letta è senza dubbio “Il Gatto con gli Stivali”. Nata come racconto della tradizione orale, generalmente si fa risalire la sua prima trascrizione attorno alla metà del XVI secolo, grazie all'impegno di Giovanni Francesco Straparola.

Da allora la fiaba è stata ripresa, rielaborata e ripubblicata da moltissimi scrittori, tra i quali Charles Perrault e i Fratelli Grimm.

Benché conosciutissima, vale la pena riprendere la trama del racconto per sottolineare come venga esaltata e descritta una delle caratteristiche sopra riportate del gatto.

Giunto sul letto di morte, un ricco mugnaio decide di dividere l'eredità tra i 3 figli, lasciando al più piccolo, invece di ricchi possedimenti, solo il suo amato felino. Senza ricchezze nè un posto dove stare, il ragazzo si sente perso e tradito. Il gatto lasciatogli in eredità, tuttavia, decide di dare una mano al proprio padroncino e con dei piccoli trucchi e abbondanti offerte di cacciagione, frutta e verdura fresca, riesce a entrare piano piano nelle grazie del Re.

Spiegato al Re come tutti i regali arrivassero da marchese di Carabàs, il gatto – che nel frattempo si era procurato uno splendido paio di stivali – fece in modo di far credere al sovrano che il responsabile di tutte quelle offerte fosse proprio il suo padroncino. Sconfitto poi un potente orco mago per rubarne il castello, il gatto riuscì infine nell'impresa di far sposare il giovane con la figlia del Re. 

LA LEGGENDA DEL GATTO DELLA TRIBÙ DEI BA-RONGA 

Un capitolo del libro “Il Ramo d'Oro” di James Frazer , riporta invece una fiaba dell'antica tribù sudafricana dei Ba-Ronga che vede come protagonista il gatto del capo della comunità, considerato sacro al punto da ritenere che dentro di lui fossero custodite tutte le vite dei membri del villaggio.

La leggenda narra che quando la figlia del sovrano si sposò, volle con sé a tutti i costi il proprio gatto, nonostante tutti i rischi connessi a questa scelta. Approfittando dell'assenza della propria padrona, il felino decise un giorno di farle uno scherzo e si infilò nell'armatura del marito, iniziando a fare acrobazie e divertendo tutti i bambini del villaggio. Caso volle che in quel momento entrò nella capanna il proprietario dell'armatura che, indispettito e impaurito, uccise il gatto con un colpo di spada.

Nello stesso istante in cui il marito ferì a morte il felino, anche l'amata moglie cadde a terra moribonda. Disperato per il gesto compiuto, il marito decise allora di riportare il gatto al paese natìo, sperando che i vecchi padroni potessero guarirlo. Alla vista del lenzuolo in cui era avvolto il corpo esanime del povero animale, sia loro che tutti i membri della comunità caddero per non svegliarsi mai più. 

LA FIABA DEL GATTO SACRO DI BIRMANIA

La sacralità del gatto viene riportata in un'altra leggenda, agli antipodi rispetto alla precedente ma comunque in grado di evidenziare l'intima connessione tra uomo e felino.

Prima della venuta dei Buddha, in Birmania regnava il tranquillo popolo Khmer, molto religioso e legato al culto delle proprie divinità. L'armonia e la pace all'interno del tempio dedicato alla dea della reincarnazione delle anime, era garantita insieme dai monaci e da 100 gatti bianchi dagli occhi gialli, uno per ogni devoto. Accadde un giorno che un gruppo di mercenari attaccò il tempio e uccise uno dei monaci. Non appena l'amato padrone morì, avvenne una trasformazione miracolosa. Il gatto salì sulla salma del monaco e, fissando la statua della dea, vide il suo mantello prendere una sfumatura dorata, i suoi occhi diventare di un blu intenso e le sue zampe prendere il colore della terra.

L'anima del monaco trasmigrò nel corpo del fidato animale e il felino, come estremo atto di generosità e amore, non mangiò per una settimana, lasciandosi morire e liberando così l'anima del proprio padrone. 

LA LEGGENDA DEL GATTO DI MAN 

L'ultima fiaba riguarda invece il Gatto dell'Isola di Man. Più che di una fiaba si tratta in realtà di una serie di leggende, tutte risalenti a tempi antichissimi e tutte in grado di spiegare, in modo più o meno fantasioso, la caratteristica più importante di questa particolare specie di gatto: l'assenza della coda.

La leggenda più antica vuole che il Manx – questo il nome vero della razza – una volta avesse una coda lunga e folta e che l'abbia persa durante il Diluvio Universale. Cercando di salvarsi la vita, il felino balzò infatti sull'Arca di Noè proprio mentre le porte si stavano chiudendo, mozzandosi così la coda.

Secondo un'altra leggenda, invece, la causa della peculiarità del Manx è da ricercare nell'usanza dei soldati dell'isola di adornare i propri elmi con le code dei gatti dopo aver vinto una battaglia, mentre altri ritengono che sia stato il cane, invidioso della bellezza del collega, a menomare il felino con un morso.

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“Gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere dentro un altro mondo.”
(Leggenda Irlandese)

 

 

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